Cosa sono i crimini contro l’umanità.
Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani i crimini contro l’umanità sono “atti che ledono gravemente i valori su cui si fonda la comunità internazionale. Tali valori possono essere identificati con la pace, la sicurezza e il benessere dell’umanità, menzionati nel preambolo dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI).”
Nel diritto vengono inseriti insieme a tutti gli altri crimini internazionali che sono: i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, il crimine di genocidio e il crimine di aggressione.
In molti casi, i crimini internazionali sono commessi da individui che agiscono in qualità di organi di uno Stato. Tale circostanza non vale tuttavia ad escludere questi individui dalla responsabilità penale. In questi casi, gli atti costituenti crimini internazionali sono sì imputabili allo Stato di cui gli individui in questione sono organi, ma «restano in qualche modo propri degli individui che li hanno commessi, e il diritto internazionale autorizza la loro repressione senza tener conto della qualità di organi statali» (Ronzitti, N., Introduzione al diritto internazionale, V ed., Torino, 2016, 354).
I crimini del nazismo
La definizione precedente è purtroppo ben precisa per riassumere i crimini del nazismo, nato cone movimento politico del nazionalsocialismo fondato da Adolf Hitler con lo scopo di riportare la Germania alle sue origini, fondato sull’deologia di una razza pura, la razza ariana e giunto all’obbietivo dell’eliminazione degli stranieri, degli ebrei e di tutti coloro che secondo la loro ideologia non erano “perfetti” .
Hitler e i suoi seguaci inziarono col promulgare le prime leggi raziali nel 1935, con le Leggi di Norimberga, che posero le basi per una discriminazione complessiva contro il popolo ebraico che avrebbe portato a ulteriori persecuzioni, fino all’olocausto. Fin dal suo avvento al potere nel 1933, numerosi provvedimenti antiebraici erano stati presi dalla Germania nazista, e ancora di più saranno quelli adottati in seguito, ma le Leggi di Norimberga rimasero sempre la “pietra angolare” della politica razzista del Terzo Reich.
– La “Legge sulla cittadinanza del Reich” divise la popolazione tedesca in “cittadini del Reich” e in “membri di razze esterne” e stabilì che solo i primi potessero godere dei pieni diritti politici, la cittadinanza era definita su base razziale e di sangue. Agli ebrei, ormai “sudditi dello Stato”, vennero negli anni imposte limitazioni alla vita sociale e lavorativa sempre più insopportabili, quali il totale licenziamento dagli impieghi pubblici, il divieto sempre più completo nello svolgimento delle attività professionali, l’esclusione dalle scuole pubbliche per alunni e insegnanti, sottrazioni del patrimonio, schedature di massa e perdita dei più fondamentali diritti civili e giuridici.
– La “Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” proibiva i matrimoni tra ebrei e non ebrei, e ogni relazione sentimentale tra questi venne criminalizzata. Il rapporto sessuale tra ebrei e “ariani” fu definito “contaminazione razziale” e divenne un reato da punire con pene detentive. Lo scopo manifesto di questa legge era quello di preservare la presunta “purezza del sangue tedesco”
Nonostante nella legislazione razzista varata a Norimberga si facessero menzioni specifiche solo per la popolazione ebraica, le leggi vennero applicate anche nei confronti dei cittadini tedeschi con origini africane, principalmente figli nati da soldati africani dell’esercito francese di stanza in Renania dopo la fine della Prima Guerra Mondiale con donne tedesche, e alle popolazioni Rom e Sinti. Anche in questi casi le Leggi di Norimberga fornirono il quadro giuridico di riferimento per le successive discriminazioni e persecuzioni.
Pian piano iniziarono ad essere vietate agli ebrei anche le cose piu’ quotidianecome comparare il pane, girare per le città infatti furono isolati in quartieri ghetto. Successivamente furono creati campi di lavoro nei quali dovevano lavorare senza sosta e con pochissimo cibo finchè non morivano per sfinimento o fame.
Nel 1940/45 vennero creati i campi sterminio, ossia la soluzione finale per i nazisti per uccidere tutti gli ebrei. Tutto ciò era gestito dalle Schutzstaffel, conosciute come le SS ognuna delle quali era comandata da un leader, tra i piu’ famosi ci fu Rudolf H. il comandante del campo di concentramento di Auschwitz.
L’eugenetica nazista
Nell’epoca dell’ascesa nazista si stava sviluppando molto la scienza della genetica ma purtroppo le nuove scoperte, legate all’eugenetica (che letterlmentee indica una “genetica del bene”) vennero interpretate in chiave razzista. Il nazismo utilizzava un linguaggio medico a scopo propagandistico per definire tutte quelle categorie di persone classificate inferiori rispetto alla razza ariana. Gli stessi ebrei venivano definiti da Hitler e dal nazismo come “malattia, virus, lebbra sociale”, con l’obiettivo di isolarli socialmente creando un clima d’odio nell’opinione pubblica. All’interno di questo discorso di purificazioni razziale, le persecuzioni non si esaurirono con gli ebrei.
Il medico delle SS Josef Mengele condusse esperimenti medici disumani, e spesso mortali, sui prigionieri di Auschwitz. Divenne il medico nazista più famoso per i suoi esperimenti condotti nel campo. Mengele fu soprannominato “angelo della morte”. Spesso viene ricordato per la sua presenza sulla rampa di selezione di Auschwitz dove imitando un direttore d’orchestra con le mani divideva i vari gruppi di prigionieri.
Affianco all’eugenetica si svillupo’ il programma di eutanasia che sosteneva l’eliminazione di tutte quelle vite che vennero definite “indegne di essere vissute”, espressione che indicava tutti coloro con malattie genetiche incurabili e handicap mentali di diverso tipo. Considerati anche una spesa inutile per la comunità, motivo ricorrente nella propaganda nazista, queste uccisioni continuarono anche dopo la fine ufficiale dell’operazione e arrivarono ad un numero stimato di circa 200.000 individui.
Per ragioni di classificazione razziale o di appartenenza politica, altri gruppi vennero perseguitati durante il regime nazista e deportati nei campi di concentramento e di sterminio dove le diverse appartenenze venivano indicate da dei triangoli colorati cuciti sulle casacche: Rom e Sinti (triangolo marrone); omosessuali (triangolo rosa); Testimoni di Geova (triangolo viola); molti furono deportati per ragioni esclusivament politiche, perchè in disaccordo col regime: comunisti, socialisti, massoni, ma anche sacerdoti considerati antifascisti (triangolo rosso); delinquenti comuni (il triangolo verde); e coloro i quali ritenuti asociali, indicati invece con quello nero, che, spesso, svolsero il ruolo di Kapo nei campi di sterminio.
All’interno dei campi gli ebrei erano riconosciuti dalla stella di Davide gialla e – in caso un ebreo fosse anche oppositore politico – la sua stella era composta da un triangolo giallo e uno rosso o – se omosessuale – uno giallo e uno rosa. La sagoma di un triangolo bordata di nero, sovrapposta a un triangolo giallo, era invece utilizzata per identificare un ebreo “profanatore della razza”, ossia accusato da aver avuto relazioni sessuali con una donna “ariana”, mentre un triangolo giallo sovrapposto a un triangolo nero indicava una donna “ariana” accusata di avere avuto una relazione con un uomo ebreo.
Il processo di Norimberga
Alla fine della seconda guerra mondiale tutti i maggiori ufficiali del regime nazista furono processati a Norimberga. Il processo di Norimberga si è svolto del 1945/46 e c’erano quattro giudici: uno francese, uno inglese, uno sovietico e uno americano, ossia uno per ogni paese dell’Asse. Gli imputati furono 24 e i loro capi d’accusa erano crimini contro la pace, contro il diritto umano e crimini di guerra. Il Tribunale inoltre definì crimini contro l’umanità “l’omicidio, lo sterminio, la messa in schiavitù, la deportazione o la persecuzione effettuati su base razziale, politica o religiosa.”
Le testimonianze presentate a Norimberga rivelarono la maggior parte di ciò che oggi sappiamo dell’Olocausto, inclusi i dettagli della macchina della morte costituita dal campo di Auschwitz, la distruzione del ghetto di Varsavia e la stima di sei milioni di vittime ebree.
Il verdetto fu emesso il 1° ottobre 1946, nel rispetto della regola che almeno tre dei quattro giudici lo condividessero: dodici imputati furono condannati a morte, tra i quali Joachim von Ribbentrop, Hans Frank, Alfred Rosenberg e Julius Streicher, i quali furono impiccati, cremati a Dachau e poi le loro ceneri sparse nel fiume Isar. Hermann Goering riuscì a sfuggire alla forca suicidandosi la notte prima dell’esecuzione. Il Tribunale condannò tre imputati all’ergastolo e altri quattro a pene che andavano dai 10 ai 20 anni di prigione. Tre imputati vennero assolti.
Il processo di Norimberga davanti al TMI fu uno dei primi e sicuramente il più famoso di diversi altri processi successivi per crimini di guerra; la stragrande maggioranza di tali procedimenti coinvolse ufficiali e funzionari di basso livello, compresi numerosi comandanti e guardie dei campi di concentramento, ufficiali di polizia, membri delle Squadre della Morte (Einsatzgruppen) e medici che avevano partecipato ad esperimenti su prigionieri. Questi criminali vennero processati negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, in Germania, in Austria e anche in Italia, di fronte a tribunali istituiti appositamente nelle zone d’occupazione inglese, francese, americana e sovietica.
Fonti web:
https://www.treccani.it/enciclopedia/crimini-internazionali_(Diritto-on-line)/
https://www.scuolaememoria.it/site/it/2020/09/15/le-leggi-di-norimberga/
https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/international-military-tribunal-at-nuremberg
Jacopo Sillari 1C






