Le autorità devono intervenire per risolvere un problema sempre più urgente
Pontedecimo è un quartiere di Genova che, dopo anni segnati da servitù industriali che ne hanno compromesso il tessuto urbano e sociale, oggi tenta un faticoso percorso di riqualificazione. Nonostante questo, conserva ancora una parte di campagna, verde e accogliente, che rappresenta un patrimonio prezioso per tutta la comunità.
Ma c’è un problema che resta irrisolto: la totale assenza di spazi adeguati per i giovani. La Val Polcevera, e Pontedecimo in particolare, soffre di una cronica carenza di luoghi di aggregazione e di attività dedicate ai ragazzi. Questo costringe molti giovani a spostarsi in altri quartieri o, peggio, a rinunciare del tutto a momenti di svago e socializzazione.
Nel quartiere, gli unici punti di ritrovo disponibili sono i giardini pubblici e il cosiddetto “ricreatorio”, ma si tratta di spazi limitati, spesso non sicuri e sovraffollati. La convivenza forzata tra generazioni diverse in questi luoghi troppo piccoli e poco attrezzati genera inevitabilmente tensioni, creando un clima di conflitto tra anziani e ragazzi.
Questa situazione non riguarda solo i giovani, ma coinvolge l’intera comunità. L’assenza di spazi di aggregazione può generare isolamento, disagio sociale e una crescente disconnessione tra le persone. È una ferita aperta che rischia di allargarsi, se non si interviene tempestivamente.
Le istituzioni e le autorità locali devono assumersi la responsabilità di questo problema. Servono azioni concrete: la creazione di centri giovanili, la promozione di attività sportive e culturali, la riqualificazione degli spazi pubblici esistenti. Restituire ai giovani di Pontedecimo luoghi sicuri e stimolanti significa investire nel futuro del quartiere e nella coesione sociale.
In conclusione, la mancanza di spazi per i giovani nella Val Polcevera non è una questione marginale: è un’urgenza che chiede risposte immediate. È tempo di ascoltare le esigenze delle nuove generazioni e di dare loro l’opportunità di crescere in un contesto sano, aperto e inclusivo.
Manuel Koni 1C







Grazie per rendere noto il contesto, naturale e sociale, che vi sta a cuore e coinvolgerci in questa fame di risposte. Possiamo partire da una ricerca di articoli che possano dare ispirazione a questo obiettivo meraviglioso che vi siete posti, esperienze di altri luoghi e realtà che possono far prendere la mira alle energie umane e coinvolte, dai cittadini alle istituzioni. Cercate, intervistate, coinvolgete chi nel mondo ha affrontato questo dilemma rendendolo il motore di una cittadinanza felicemente attiva
Concordo pienamente Manuela, perché se non ci sono spazi non c’è comunità e l’individualismo sovrasta ogni scelta verso un impoverimento generale. Lo spazio è luogo d’espressione e vita. Bisogna che i cittadini a gran voce richiedano attenzione e si possa coprogettare con la pubblica amministrazione luoghi aperti alla cittadinanza.